Ancora un mese per dichiarare: Modello Redditi al traguardo il 31 ottobre

Ancora un mese per mettersi in regola col Fisco. La fase degli adempimenti dichiarativi non chiude infatti i battenti col 730. Per chi allora si fosse dimenticato - o non avesse potuto - fare la dichiarazione entro il termine del 23 luglio, ci sarà tempo in ogni caso fino al 31 ottobre per trasmettere il Modello Redditi (ex Unico) servendosi di un intermediario fiscale come CAF ACLI. Per essere sintetici, potremmo cavarcela dicendo che il Modello Redditi è principalmente la dichiarazione delle partite Iva, ma definirlo così sarebbe troppo riduttivo. Più in generale, è una dichiarazione che deve essere presentata da chi…

  • ha percepito redditi d’impresa, anche in forma di partecipazione;
  • ha percepito redditi di lavoro autonomo per i quali è richiesta la partita Iva;
  • ha percepito redditi “diversi” non compresi tra quelli indicati nel quadro D, righi D4 e D5 del 730;
  • ha percepito plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate o derivanti dalla cessione di partecipazioni non qualificate in società;
  • ha percepito redditi provenienti da “trust”, in qualità di beneficiario;
  • deve presentare anche una delle seguenti dichiarazioni: Iva, Irap, Modello 770 ordinario e semplificato (sostituti d’imposta);
  • deve presentare la dichiarazione per conto di contribuenti deceduti…

Questi soggetti potranno inviare il proprio modello (per via telematica) usufruendo dei servizi Entratel e Fisconline accessibili tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate, oppure affidandosi agli uffici di un intermediario abilitato. Facciamo presente che per l’elaborazione del modello, il servizio CAF ACLI è disponibile anche attraverso la nuova piattaforma online che permette di inviare da casa tutta la documentazione, affidando poi ai nostri tecnici il lavoro di compilazione e calcolo.

Ma non solo le suddette categorie di contribuenti sono chiamate alla spedizione del modello; debbono eventualmente presentarlo anche:

  • i lavoratori dipendenti che hanno cambiato datore di lavoro e sono in possesso di più certificazioni di lavoro dipendente o assimilati;
  • i lavoratori dipendenti che hanno percepito direttamente dall’INPS o da altri Enti indennità e somme a titolo di integrazione salariale o ad altro titolo, se erroneamente non sono state effettuate le ritenute o se non ricorrono le condizioni di esonero;
  • i lavoratori dipendenti che hanno percepito retribuzioni e/o redditi da privati non obbligati per legge ad effettuare ritenute d’acconto (per esempio collaboratori familiari, autisti e altri addetti alla casa);
  • i lavoratori dipendenti il cui sostituto d’imposta non ha trattenuto il contributo di solidarietà (art. 2 comma 2 D.L. n. 138/2011);
  • i contribuenti che hanno conseguito redditi sui quali l’imposta si applica separatamente (ad esclusione di quelli che non devono essere indicati nella dichiarazione – come le indennità di fine rapporto ed equipollenti, gli emolumenti arretrati, le indennità per la cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche se percepiti in qualità di eredi – quando sono erogati da soggetti che hanno l’obbligo di effettuare le ritenute alla fonte);
  • i lavoratori dipendenti e/o percettori di redditi a questi assimilati ai quali non sono state trattenute o non lo sono state nella misura dovuta le addizionali comunale e regionale all’IRPEF. In tal caso l’obbligo sussiste solo se l’importo dovuto per ciascuna addizionale supera euro 10,33;
  • i contribuenti che hanno conseguito plusvalenze e redditi di capitale da assoggettare ad imposta sostitutiva da indicare nei quadri RT e RM.

Il Modello Redditi rappresenta quindi per lavoratori dipendenti e pensionati un’alternativa al tradizionale Modello 730, con la differenza però che il debito non viene trattenuto in busta paga, ma va pagato dal contribuente stesso tramite il Modello F24, mentre l’eventuale credito, anziché sulle buste paga dei mesi di luglio, agosto o settembre, sarebbe rimborsato con tempi molto più lunghi (l’attesa è di almeno due anni). Fatta eccezione allora per quei contribuenti o quelle società che per legge sono costrette a fare il Modello Redditi, tutti gli altri possono tranquillamente dichiarare col Modello 730.

In alcuni casi, però, come accennavamo in apertura, anche per dipendenti e pensionati il Modello Redditi diventa una scelta obbligata, ad esempio quando il contribuente, pur essendo tenuto a fare il 730, si dimentica di farlo o ignora di doverlo fare. Quindi, in quel caso, l’omessa presentazione del 730 lo obbligherà automaticamente a “recuperare” facendo la dichiarazione tramite il Modello Redditi. Non solo: il Modello Redditi dev’essere fatto anche per correggere determinate tipologie di errori commessi nel 730. Nella fattispecie si tratterebbe di una dichiarazione correttiva nei termini, cioè da presentare entro il termine ordinario del 31 ottobre.

Spesso infatti, facendo il 730, ai contribuenti capita di commettere degli errori a proprio favore: ad esempio attribuendosi dei benefici fiscali non spettanti, o magari omettendo di dichiarare determinati redditi. Da questi errori, quindi, scaturirà certamente una situazione più favorevole per il contribuente, tuttavia non veritiera, cioè una situazione fiscale da cui potrebbe derivare un’imposta più bassa del reale o un rimborso più alto del dovuto.

Per correggere allora questo tipo di situazione occorre fare per forza un Modello Redditi correttivo, la cui scadenza annuale coincide appunto con quella valida per tutti i contribuenti che dichiarano col Modello Redditi ordinario, ovvero il 31 ottobre. Attraverso la dichiarazione correttiva si andranno quindi a sanare gli errori o le omissioni commesse nel 730 originario, facendo così emergere una condizione di maggior debito o minor credito rispetto a quella risultante dalla dichiarazione errata.

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