Per l'acconto Imu-Tasi decisivo il cambio di utilizzo

Entro una settimana esatta (il 18 giugno sarà l’ultimo giorno perché il 16 cade di sabato) i possessori di immobili (tranne le abitazioni principali) sono chiamati a tirare le somme per l’acconto 2018 di Imu e Tasi. Il versamento, come di consueto, è dunque relativo alla prima metà del tributo sull’anno in corso, ovvero il 50% sul totale annuo che andrà poi saldato a dicembre. Le regole sono ormai quelle note, entrate in pista dal gennaio 2016, che hanno cancellato in primis l’obbligo di versamento per le abitazioni principali non di lusso, affrancando di conseguenza dalla famosa “quota occupante” anche gli inquilini che mantengono residenza e domicilio negli immobili di cui risultano affittuari.

Fatta quindi eccezione per le dimore accatastate in A1, A8 e A9, che continueranno a pagare entrambi i tributi godendo comunque della detrazione fissa pari a 200 euro, questo assetto di norme comporta automaticamente una cosa: niente più tribolazioni sulle prime case e di conseguenza niente più rompicapi sulle detrazioni, come invece accadeva quando le abitazioni principali erano soggette non all’Imu ma alla Tasi, e i Comuni non avevano l’obbligo di concedere sconti, se non quando fossero ricorsi al balzello dello 0,8 per mille in più, col risultato, per il contribuente, di dover capire con esattezza se e come fossero stati deliberati gli sgravi.

D’altro canto Imu e Tasi restano sempre vive e vegete per tutti gli altri immobili, locati o meno, anche se con delle “variazioni” su tema. Occorrerà solo capire, per non pagare oltre il dovuto, se nel frattempo il Comune abbia eventualmente variato l’aliquota rispetto al 31-12 del 2017, cosa però molto improbabile, visto che col blocco al rialzo sulle aliquote che dura ormai da un paio d’anni, le uniche variazioni ammesse dalla legge nazionale sono quelle al ribasso. In parole povere è stato espressamente vietato ai Comuni, nell’ottica di un complessivo contenimento della pressione tributaria, di deliberare nuove maggiorazioni Imu/Tasi, quindi nella stragrande maggioranza dei casi, si andrà a calcolare la prima rata del tributo sulla base delle aliquote già valide alla data dello scorso 31-12.

Una cosa però – e non per volere del Comune – potrebbe variare la situazione del contribuente, titolare del fabbricato, rispetto a sei mesi fa, andando quindi ad incidere sull’aliquota da tenere in conto per il versamento della prima rata 2018. Parliamo in pratica delle variazioni di utilizzo. Se ad esempio fino dicembre 2017 avevo una seconda casa affittata, che adesso non lo è più, è evidente che non dovrò più fare riferimento all’aliquota sulle seconde case locate, bensì a quella che il Comune prevede su quelle a disposizione (ammesso ovviamente che ci sia una distinzione di aliquota). Oppure il contrario. Se fino a febbraio 2018 ho avuto una seconda casa vuota, che poi è stata affittata a partire da marzo, è chiaro che l’acconto 2018 sarà il risultato di due diverse situazioni: la casa vuota nei primi due mesi dell’anno, e poi affitta a partire dal terzo, quindi due aliquote da considerare invece di una.

Attenzione poi all’agevolazione sugli immobili concessi in comodato a parenti in linea retta entro il primo grado, che si traduce in pratica in uno sconto al 50% sulla base imponibile soggetta a imposta (sia ai fini Imu che ai fini Tasi). È necessario però che comodante e comodatario abbiano la residenza nello stesso Comune e che il comodante non possegga altri immobili a parte quello concesso in comodato e l’eventuale sua abitazione principale. C’è poi lo sconto del 25% – questa volta applicato direttamente sulle imposte – riservato agli immobili affittati a canone concordato.

Quanto alle case occupate da inquilini o comodatari, assodato che la quota occupante della Tasi (dal 10 al 30 per cento) non è dovuta se l’occupante stesso utilizza l’immobile come propria abitazione principale, ciò non andrà a discapito del possessore: nel senso che in presenza di un inquilino/comodatario, a prescindere che sia dimorante o meno, il possessore verserà comunque una Tasi compresa tra il 70 e il 90 per cento del tributo complessivo. Se poi l’occupante non avrà stabilito lì la propria residenza-dimora, il versamento del tributo si completerà con la sua quota, altrimenti resterà solo la quota maggioritaria a carico del titolare.

Luca Napolitano

Ti ricordiamo che puoi usufruire della nostra consulenza per il calcolo e il versamento dell’acconto Imu/Tasi 2018 contattando la sede CAF ACLI più vicina, prenotando un appuntamento online, oppure registrandoti al sito Il730.Online.
APRI E SCOPRI