Definizione liti: ultimo treno per l'adesione

È in partenza l’ultimo treno per mettersi in regola con la definizione agevolata delle liti. Il 2 ottobre infatti (visto che il 30 settembre è sabato) scade il termine per l’inoltro telematico delle domande di adesione e per il versamento della prima (di tre) o dell’unica rata del debito soggetto a contenzioso. La cosa dunque è ben diversa dalla rottamazione dei ruoli, il cui percorso è già iniziato nella prima parte del 2017, dando la possibilità ai contribuenti di sanare i debiti di natura tributaria riscossi dal dismesso ente Equitalia ma non soggetti a contenzioso. In questo caso, invece, l’attenzione si sposta sui processi, e per l’esattezza, come illustrato dalla Circolare 22/E dello scorso 28 luglio, sulle controversie pendenti in ogni stato e grado di giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, in cui l’Agenzia delle Entrate figuri come parte in causa. In altri termini, se da un lato la definizione agevolata delle cartelle Equitalia – cosiddetta “rottamazione” – agiva sui debiti regolati al di fuori delle aule di tribunale, dall’altro la definizione delle liti, istituita ad aprile dalla “Manovra correttiva” (DL 50/2017), va a completare una sorta di disegno complessivo volto in sostanza a far cassa (e anche rapidamente) agevolando al tempo stesso il debitore che abbia invocato l’intervento del giudice.

Come accennato, affinché le liti siano definibili, deve sussisterne la pendenza alla data del 24 aprile 2017 (entrata in vigore del DL 50/2017). È inoltre indispensabile che a quella stessa data il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado sia stato già notificato alla controparte. Terza condizione è che la controversia non sia giunta a sentenza definitiva al momento della presentazione della domanda di definizione. Quanto al ruolo che l’Agenzia delle Entrate deve svolgere all’interno della lite, secondo quando chiarito nella citata Circolare 22/E, va fatto riferimento “alla nozione di parte in senso formale e, quindi, alle sole ipotesi in cui l’Agenzia sia stata evocata in giudizio o, comunque, sia intervenuta”. Tradotto, se l’Agenzia: a) non figura come destinataria dell’atto di impugnazione, b) non è stata chiamata in giudizio, e c) non è nemmeno intervenuta volontariamente in giudizio, la lite non è definibile. Viceversa sono definibili quelle liti relative ad atti emessi dall’Agenzia delle Entrate e aventi come parte in giudizio l’Agenzia stessa.

Venendo così alle modalità pratiche di definizione, essa richiede in primis la consegna (entro il 2 ottobre) di un’apposita domanda da parte del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio (in sostanza da parte del contribuente che ha fatto ricorso impugnando la cartella) o di chi vi è subentrato (ad esempio un erede) o ne ha la legittimazione; è indispensabile inoltre il pagamento di tutti gli importi certificati nell’atto impugnato, ivi inclusi gli interessi da ritardata iscrizione a ruolo “calcolati fino al 60° giorno successivo alla notifica dell’atto”. Verrebbero quindi abbonate al debitore, come nella precedente rottamazione dei ruoli, le sanzioni collegate al tributo e gli interessi di mora. Quanto all’istanza, l’Agenzia delle Entrate col Provvedimento del 21 luglio 2017 ha predisposto l’apposito modello “Domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti”, nel quale appunto, oltre ai dati identificativi del soggetto che ha fatto ricorso, vanno anche indicati il codice dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate che è parte nel giudizio e i dati della controversia pendente (in sostanza gli importi in ballo).

La domanda va presentata esclusivamente per via telematica:

  • dall’interessato tramite i canali web dell’Agenzia;
  • appoggiandosi a un soggetto abilitato (CAF, commercialista) tenuto a consegnare all’interessato la copia della domanda di definizione,
  • ·oppure tramite un Ufficio territoriale delle Entrate che attesti la presentazione diretta della domanda consegnando all’interessato la stampa del numero di protocollo attribuito.

Infine, qualora l’istanza, consegnata entro il 2 ottobre, fosse successivamente scartata ma ritrasmessa entro i 5 giorni lavorativi successivi allo scarto, sarebbe comunque considerata tempestiva.

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