730 precompilato: fabbricati in testa alle modifiche

?Occhio a fabbricati, terreni e oneri detraibili – in particolare alle spese mediche – perché sono queste le zone “a rischio” del 730 dove potrebbe annidarsi la maggior esigenza di correzione in vista del 25 ottobre, data ultima per la consegna, tramite intermediario, dei 730 integrativi a favore. Dall’analisi, infatti, svolta per il terzo anno consecutivo da CAF ACLI per Il Sole 24 Ore sull’incidenza delle modifiche apportate dai contribuenti rispetto ai modelli precompilati dall’Agenzia delle Entrate, emerge “che i quadri A (terreni), B (fabbricati) ed E (oneri e spese) sono quelli col più elevato tasso di interventi, e quindi vanno rivisti con maggiore attenzione”.

Detto altrimenti, in base ai dati in possesso di CAF ACLI, i quadri sopraelencati sono quelli dove si è concentrata la maggior concentrazione di errore da parte dell’amministrazione finanziaria nel predisporre le precompilate 2017 sui redditi 2016. In ogni caso, come anche sottolineato dal Sole 24 Ore, si tratta di percentuali di errore in netta diminuzione rispetto agli anni precedenti, cosa che potrebbe far presagire, a detta della testata, un totale azzeramento delle imprecisioni nel giro di tre-quattro anni.

Andando ora nel dettaglio, il quadro dei fabbricati, che registra una “performance” analoga ai terreni, è quello maggiormente bersagliato dalle inesattezze. Avendo sempre presente il trend migliorativo rispetto agli anni scorsi, “le dichiarazioni in cui le informazioni precaricate sono state accettate senza variazioni sono passate dal 42,1% del 2016 al 45,2 per cento”, mentre “nel 2015, al debutto della nuova formula, la quota si era fermata al 38,7 per cento. Un lieve miglioramento dunque c’è – spiega il Sole – “ma ancora quest’anno il quadro B ha richiesto modifiche in più di una dichiarazione su due”.

Nello specifico, “il grosso degli interventi ha riguardato la casella dei ‘Casi particolari Imu’, che va barrata – tra l’altro – nel caso degli immobili non locati soggetti a Irpef (ovvero le seconde/terze case sfitte che insistono nel territorio dello stesso Comune dove si trova l’abitazione principale, ndr) e per le abitazioni principali di lusso, censite in catasto come A/1 e A/8 e A/9”, per le quali è appunto dovuta l’Imu.

Di contro nel Quadro B vi è un’incidenza di errore pressoché nulla (meno dell’1%) sui canoni d’affitto e sui cosiddetti codici-utilizzo che indicano l’uso dell’immobile. Questo perché, ha spiegato il direttore di CAF ACLI Paolo Conti, “per i contratti registrati negli ultimi tre-quattro anni, i dati sulle locazioni inseriti in precompilata sono stati molto precisi” cosa che invece non può dirsi “per i vecchi contratti registrati in forma cartacea”. Idem per le compravendite: “Se l’acquisto è avvenuto nel 2016 i margini d’errore sono quasi nulli mentre può capitare che su una casa comprata 25 anni fa non risulti annotato in catasto il codice fiscale del proprietario”.

L’altra zona calda è il Quadro E – Oneri e spese, in particolare il rigo E1 delle spese mediche, quest’anno arricchito dall’inserimento dei farmaci, novità che ha comportato la gestione di oltre 700 milioni di dati. Il risultato, emerge dall’analisi di CAF ACLI, ha portato a un sostanziale raddoppio dei modelli nei quali non è stata introdotta nessuna modifica sull’E1, aumentati dal 6,8% dell’anno scorso al 15,6% del 2017. A questo però – tenendo in considerazione anche la “terza via” dei righi E1 compilati ex novo dal contribuente – si aggiunge anche l’altra faccia della medaglia, ovvero una percentuale di righi E1 modificati cresciuta, tra il 2016 e il 2017, dal 54,8 al 60,8%.

Continuano infine a dare molte meno preoccupazioni rispetto al resto sia il quadro dei redditi da lavoro dipendente sia quello degli altri redditi (autonomo, occasionale, ecc). Per quanto riguarda infatti i redditi comunicati dai datori di lavoro ed enti pensionistici, la percentuale di modifiche è andata a dimezzarsi nell’arco dell’ultimo biennio (dal 20,9 al 10,9%). Idem per gli altri redditi, le cui correzioni sono scese di 21 punti rispetto al 2015. In conclusione, commenta Paolo Conti, si nota come “la capacità del Fisco di lavorare sul flusso dei big data in arrivo dai soggetti privati, come i datori di lavoro, le banche e le assicurazioni, sia molto cresciuta. A fronte di questo la nostra impressione è che per ora sia più difficile far dialogare tra loro le banche dati pubbliche”.
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